29 Novembre 2012: una data storica. Con 138 Paesi favorevoli, tra i quali anche l’Italia, 9 contrari e 41 astenuti, l’Assemblea Generale dell’ONU dà il via libera alla risoluzione che riconosce la Palestina come “Stato osservatore” alle Nazioni Unite. Si tratta di una data storica perché segna un punto fondamentale per un processo di pace che sembra infinito. Ad un anno di distanza dalla precedente richiesta di Mahmoud Abbas, respinta con il veto USA al Consiglio di Sicurezza, il leader dell’Autorità Nazionale Palestinese non si è arreso ed è riuscito ad ottenere finalmente il riconoscimento internazionale della Palestina. In questo modo la Palestina potrà rivolgersi alla Corte Penale Internazionale del’Aja, e avrà peso e voce più rilevanti a livello rappresentativo internazionale. Potrà iniziare davvero a far valere i diritti dei palestinesi, che vivono confinati in territori occupati militarmente da ormai più d’una generazione. Finalmente ci si potrà riferira alla Palestina come uno stato e non più come un “territorio occupato”.

Si è combattuto in questi anni un conflitto che non è nemmeno definibile come tale, tra un Paese con il secondo esercito e la seconda flotta al mondo per potenza e dotato di un armamento nucleare e un “non-Stato” alla “controffensiva” fornito al massimo di milizie armate. Questo riconscimento da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite segna finalmente un passo avanti verso un mondo più equo e indifferente agli interessi di grandi potenze.

Noi studenti del Parlamento Europeo degli Studenti, vicini alla causa palestinese,  ci auguriamo che questa data segni l’inizio di un cambiamento vero del conflitto. La speranza è che la democrazia e i negoziati, prendano il sopravvento sulle escalations di violenza, sempre più frequenti se non ormai all’ordine del giorno, come dimostrano i tragici e recenti eventi di Gaza degli ultimi giorni. Nonostante piovano già critiche e minacce da parte dei governi israeliano e statunitense sulla decisione dell’ONU, siamo certi che questo possa essere l’inizio di un nuovo percorso, anche se la strada è ancora lunga e ripida, verso la pace che sembra non intravedersi mai. Una pace per cui in molti, anche stranieri, hanno dato la vita. Ma le loro idee e i loro sogni non sono morti: continueranno a vivere finché vivranno persone convinte che la pace sia raggiungibile, la convivenza possibile, la fine delle violenze necessaria. E allora, tramite i cuori di chi vive ancora delle idee per cui sono morti, vedranno anch’essi la tanto sognata Pace.

 

Gli studenti del Parlamento Europeo degli Studenti

Il direttivo Pes